sabato 19 gennaio 2013

Da "il Giornale" di oggi (Cronache di Milano): Rhinos, un'epoca del football nel raduno degli "old"

In principio furono «le pantere rosa». Ma, anziché acquattarsi al ritmo di una canzoncina in un cartoon, collezionavano medaglie, sfrecciavano bardate da capo a piedi nei campi da football. Portando nel nostro Paese uno sport semisconosciuto. I Rhinos (che all’inizio si chiamavano proprio Pantere Rosa), leggenda nostrana del football americano, erano una squadra nata e cresciuta a Milano. La loro storia è raccontata, in mezzo a molte altre, nel libro di Massimo Foglio L’Europa lunga un piede. Eppure, sul campo di battaglia, Foglio è stato tutt’altro che un alleato: ha giocato contro i Rhinos (lottando come un leone ma subendo «50 punti e un sacco di botte») con la maglia dei Tauri Torino. Si ritrovano insieme, in questi giorni, Massimo Foglio e la squadra di Milano. È il raduno degli «Old Rhinos». Ma chi sono? Perché erano così forti? «Avevano una grande esperienza rispetto agli altri - dice Massimo Foglio - , perché vantavano 4-5 anni di gioco in più degli avversari italiani. Avevano già giocato anche in America». Ecco il perché di tre scudetti consecutivi (tra il 1983 e il 1986), la partecipazione al film Bulldozer di Bud Spencer, le trasferte intercontinentali. Non era quella la loro professione esclusiva: c’erano carpentieri, insegnanti, future cariche istituzionali in Lombardia, futuri esponenti della finanza. C’era di tutto e, sopra ogni cosa, l’amore per uno sport poco comprensibile ai più. Con cinque capitani (graduati secondo una gerarchia), attacco, difesa, reparti speciali, la squadra aveva tra i nomi storici Vincenzo Brambilla (capitano e leader), Lino Benezzoli (il primo grande quarterback), Enrico “Chicco“ Guizetti, Lollo Colombo. E al raduno si sono ritrovati, goliardici, chiassosi, tutti occhi negli occhi: Gunnan Cautero, Toni Nori, Peo Giampredone, Munoz Galli e i loro compagni.
Uno sport portato in Europa da un vento di guerra, il football. In Italia, difatti, le prime partite erano disputate da soldati combattenti dopo lo sbarco degli alleati. Si diffuse in tutto il Sud, dove abbondavano le basi d’aviazione. Ma l’exploit arrivò nel 1975, dopo un trentennio di match solo tra militari e componenti delle basi Nato. Durante la prima partita a Firenze, uno stormo di aerei di guerra pattugliava lo stadio, sotto le minacce tedesche mirate a uno stadio gremito di giocatori e tifosi: ma, probabilmente ignari, i loro volti erano sorridenti e le loro menti erano rapite dal football. La prima squadra europea? Proprio le Pantere Rosa, che cominciarono a giocare negli oratori. I primi Rhinos, sotto la spinta di Alberto Marcucci. Poi, Giovanni Colombo fondò i «Milano Manin’s Rhinos» nel 1980.
L’idea del raduno? La racconta Vincenzo Brambilla: «È stata opera di Stefano Colombo grazie a Facebook. E noi siamo gli “Old Rhinos“, quelli che hanno giocato negli anni storici». La piccola leggenda, cioè, che si sciolse nel 1990, per poi risorgere ma mai più come prima, ed eclissarsi definitivamente di lì a tre anni. Milano all’epoca metteva insieme ragazzi che provenivano da tutto il nord.
«Uno sport lontano dalla cultura italiana», secondo Massimo Foglio. Condivide col rugby «la palla lunga un piede», ma il football americano non è altrettanto accessibile allo spettatore inesperto, ha equilibri più delicati, regole più complesse. «In ogni azione - spiega Foglio - è differente dal calcio perché tutti e ventidue i giocatori sono indispensabili. Tutti unici».

1 commento:

  1. Bell'articolo. Brava. Il Footballa Americano Italiano stà risorgendo grazie ai pionieri guidati da Marcucci, le Pantere di cui parli.
    Ho giocato con loro e ne sono orgoglioso sono stati anni fantastici. Oltre alle serate Old Rhinos oggi seguo mio figlio e i figli di altri ex alteti ma non solo, ci sono tanti giovani e genitori che cominciano ad apprezzare questo sporto davvero unico al mondo.
    Patrizio Banfi DB'#23 Rhinos(1980-2004)
    (oggi Coach Seamen Milano Under 15 Tackle 5men)

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