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domenica 24 febbraio 2013

Da "il Giornale" di oggi: Il derby sul filo della radio (Cronache di Milano)

C’è una radio che aspetta il derby come nessun’altra. Una radio che, per tutto l’anno, del derby di oggi porta persino il nome, ma al contrario: «Milan Inter». Il pubblico è parte integrante delle trasmissioni, si parla, si discute e si scherza su tutto. Ma i sogni sono una cosa seria. Chi vincerà? I milanisti sperano in un goal di Balotelli sotto la Curva Nord. Gli interisti già vedono il trionfo di Jonathan. Lapo De Carlo, conduttore di Radio Milan Inter, racconta che «stiamo trepidando da una settimana per il derby e abbiamo chiesto a chi ci ascolta ricordi e sogni personali. Ne abbiamo sentite di tutti i colori». De Carlo ha mosso i primi passi come animatore, è giornalista professionista e voce di punta di Radio Milan Inter. La sua carriera è cominciata con un grosso scherzo ai tifosi. «Siamo una realtà a metà strada tra Mai dire Goal e Quelli che il calcio. Ma parliamo di tutto».



«Goal di Balotelli al 92esimo. Balotelli esulta sotto la Curva Nord e la invita a saltare con lui. Così vince il Milan. Invece, Jonathan che subentra 90esimo e, dopo un dribbling in area mette a segno la vittoria dell’Inter». Sono i racconti di Lapo De Carlo, conduttore e giornalista di Radio Milan Inter. I sogni a occhi aperti del suo pubblico che bombarda il telefono in redazione. Ma a Radio Milan Inter, tempio sonoro del prossimo derby, i pronostici e i sogni sono due cose distinte. A cominciare da Lapo: «Io sono interista. La mia fantasia sul derby? Doppietta di Alvarez sull’1 a 0 del Milan. E invece vincerà il Milan».
Aspettare e ascoltare la partita in radio è come essere allo stadio?
«A Radio Milan Inter, il pubblico è fatto di opinionisti attivi. Stiamo trepidando da una settimana per il derby e abbiamo chiesto a chi ci ascolta ricordi e sogni personali. Ne abbiamo sentite di tutti i colori».
Sono più i milanisti o gli interisti a seguirvi?
«Lo so che sembra una risposta di circostanza, ma è quello che penso davvero: dal mio punto di vista c’è un ex-aequo. E non dimentichiamo il pubblico juventino. A Milano siamo in una zona nevralgica per tutte e tre le maggiori tifoserie italiane».
Come spiegherebbe a un non-sportivo il posto in cui lavora?
«È una talk-radio che parte dal calcio ma parla di tutto. E lo fa con professionisti (di libri, di cinema di cultura, persino ambasciatori) ma soprattutto col pubblico. Niente ascoltatori pomposi e “soloni“: siamo una via di mezzo tra Mai dire Goal e Quelli che il calcio».
Ha iniziato come animatore, è un giornalista professionista e un conduttore di punta in radio. Il suo aneddoto portafortuna?
«Uno scherzo che finì su tutti i giornali. Dissi in diretta (complice Antonella Clerici) a Radio CNR che ero in collegamento da Palazzo Marino: la notizia (o meglio, la burla) era che a San Siro c’erano le falde acquifere! Niente più partite a Milano per i successivi cinque mesi. I tifosi reagirono con un delirio di massa. La stampa nazionale ci dedicò titoloni pregandoci di non fare più scherzi».
Come finirà il derby di oggi?
«L’Inter ha troppi infortunati. Se non dovessi guardarlo per lavoro, stavolta il derby non lo seguirei. Ma ho un debole per le cause perse e (dunque) per Alvarez: un calciatore sottovalutato dagli stessi interisti. Mi piace immaginare una rimonta sull’1 a 0 grazie a una sua doppietta. Alvarez è per me il nuovo Recoba».
Qual è il punto di forza di Milano, per chi sceglie la sua professione?
«Se una persona - una qualsiasi - vive in un’altra città, può svolgere una vita più serena, ma in nessun altro posto si cresce come in questo. Milano ha tutti gli strumenti per potenziare i talenti. Le possibilità. È un enorme timpano».

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